A Giugno 2011 si è svolta la dodicesima edizione della Quadriennale di Scenografia di Praga, denominata da quest’anno “Quadriennale di design della performance e spazio”: questa fiera internazionale della scenografia e della architettura teatrale ha ospitato quest’anno un’installazione italiana, curata da Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini.
La sezione architettura della Quadriennale di Praga
Quest’anno la sezione architettura della fiera è stata allestita nella grande chiesa di Sant’Anna ed è stata curata da Dorita Hannah, architetto e professoressa di design presso l’Università Massey in Nuova Zelanda. L’ampia zona espositiva ha ospitato opere provenienti da 32 paesi ed è stata concepita come un’installazione unica formata dai vari tavoli realizzati dai partecipanti.
Seguendo il percorso intrapreso dalla variazione di nome della fiera stessa, l’allestimento della sezione si è basato sulle varie forme che può assumere lo spazio della performance, allontanandosi un po’ dalla architettura teatrale vera e propria: tutte queste diverse concezioni si rifanno a un nuovo modo di intendere la scenografia, vista non più come un mero elemento di decoro, ma come personaggio della scena. Nella chiesa di Sant’Anna è stata inoltre inserita una Media Tower, che trasmetteva videoclip riguardanti una ventina di lavori che esprimono le varie modalità di relazione tra gli elementi architettonici e le performance.
Il contributo italiano alla sezione architettura
Il contributo italiano alla Quadriennale di Praga si è concentrato sulla sezione architettura: tra le installazioni esposte nella chiesa di Sant’Anna era presente il tavolo realizzato Fabrizio Crisafulli e Vanni Delfini.Il titolo dell’opera è “The Table Decided to Show Itself”, cioè “Il tavolo decide di mostrare se stesso”: l’installazione è stata ideata da Fabrizio Crisafulli, curatore dell’intera partecipazione italiana alla sezione, e realizzata da Delfini Group, la principale società italiana specializzata in scenotecnica. L’opera consiste in un tavolo, posto in posizione sollevata e inclinata, che muovendosi genera suoni simili a sospiri e respiri. Per quanto il tavolo non mostri altro che se stesso, l’opera è carica di significati che coniugano politica e poesia: l’installazione omaggia la sapienza dell’artigianato italiano e allude alle condizioni poco favorevoli in cui alberga attualmente la cultura in Italia.
Foto: Sven Brenner – Fotolia